Alzheimer

Forma di demenza degenerativa invalidante, ad esordio prevalentemente senile (oltre i 60 anni) ma può manifestarsi anche in epoca presenile. Tale patologia ha come caratteristica peculiare il carattere progressivo dei deficit, il loro accumularsi nel tempo e non possiede un quadro neurologico specifico.

Prende il nome dal suo scopritore, Alois Alzheimer che nel 1907, ha analizzato una particolare forma di demenza di cui era affetta una donna di 51 anni di nome Auguste D. La signora si presentava con un quadro sintomatologico particolare, perchè accanto ad un progressivo declino cognitivo, mostrava accessi inconsueti di gelosia, allucinazioni, deliri di persecuzione e alterazione della condotta sociale. L’ ipotesi originaria del dottor Alzheimer sulle cause di tali disturbi, fu di uno sfoltimento neuronale ad andamento progressivo diffuso su tutto il mantello corticale e l’esame autoptico rilevò lesioni cerebrali (placche amiloidi e gomitoli neurofibrillari) caratteristiche di quella che oggi è appunto denominata Malattia di Alzheimer.

Questa patologia si manifesta inizialmente con deficit di memoria circoscritti ad occasionali episodi della vita quotidiana (non ricordarsi ricette che si preparavano abitualmente, dimenticarsi cosa si è fatto durante il giorno) e della memoria prospettica (non ricordarsi di andare a un appuntamento); in seguito le “dimenticanze” aumentano e la perdita della memoria arriva a colpire anche la memoria episodica retrograda (riguardante fatti della propria vita o eventi del passato) e la memoria semantica (le conoscenze acquisite), mentre la memoria procedurale (che riguarda l'esecuzione automatica di azioni) viene relativamente risparmiata. L’evolversi della patologia inficia diverse aree cerebrali e di conseguenza vengono danneggiate le altre capacità cognitive.

Il paziente manifesterà disorientamento spazio-temporale, deficit visuospaziali, scarsa capacità critica e di giudizio, difficoltà di attenzione, incapacità di leggere e scrivere (alessia, agrafia), incapacità di riconoscere oggetti (agnosie) e persone anche familiari (prosopoagnosia), alterazioni del linguaggio (afasia) e dell’esecuzione di sequenze motorie (aprassia).

È possibile ipotizzare un decorso stadiale della malattia di Alzheimer: nelle fasi iniziali i riferimenti temporali e la capacità di ricordare informazioni riferite a date, stagioni, anni, vengono progressivamente perse e la persona può sminuire o negare i deficit mnesici e le alterazioni cognitive associate di cui è portatore; nelle fasi più acute della malattia la persona con demenza diviene incapace di riconoscere e di compiere autonomamente spostamenti dentro e fuori casa a causa del disorientamento topografico ed appare del tutto non consapevole della propria condizione, ignaro di tutti gli avvenimenti della propria vita. Nel tempo quindi, viene completamente persa la dimensione del prima, del dopo, del passato, del presente e del futuro, la possibilità di orientarsi a livello spaziale e temporale.

Con la progressione della patologia, accanto al rallentamento della capacità di processazione mentale, all’assenza della facoltà di insight, all’agnosia e prosopoagnosia, compaiono deficit legati alla compromissione delle funzioni nervose superiori quali il linguaggio, il pensiero e le  capacità motorie. Se nel corso delle prime fasi della malattia i disturbi cognitivi hanno un’entità modesta e quindi è ancora possibile individuare strategie compensative per aggirare tali difficoltà, nella fase avanzata questi disturbi diventano più marcati ed interferiscono maggiormente nelle attività e nei vissuti del malato.

Nelle fasi acute della malattia il paziente presenta disturbi neurologici e poi internistici. E necessitano di continua assistenza personale. Dunque a causa del deterioramento delle condizioni di salute della persona che ne soffre, la Malattia di Alzheimer può essere annoverata a pieno titolo tra le malattie terminali.

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